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Il caso Aldrovandi e la Scuola

Con due note sostanzialmente identiche inviate alla stampa cittadina e rese pubbliche oggi 1 Marzo 2006 sia dal Resto del Carlino che dalla Nuova ho ritenuto di dover offrire al dibattito alcuni spunti di riflessione al fine, spero, di contribuire ad un confronto civile anche tra istituzioni diverse.L'occasione mi è stata suggerita dalla necessità ineludibile di respingere le gravi accuse del segretario nazionale del Sap, sig.Tonelli, che si era spinto a parlare di azioni di sciacallaggio poste in essere dal mondo della scuola, in occasione di un'assemblea tenutasi nella locale Questura e di cui le testate suddetta avevano riferito, con l'articolo "Non è giusto il processo in piazza", apparso sulla Nuova e con l'articolo "Questa società non ci merita" apparso sul Resto del Carlino il giorno 25 Febbraio 2006.

All'interno dei suddetti articoli può tra l'altro leggersi che vi sarebbe stata un azione di sciacallaggio anche da parte del mondo della scuola, Tonelli cita il Dirigente del Csa di Ferrara, Viglione, e i presidi dei due istituti che hanno ospitato iniziative senza cercare un confronto anche con le forze dell’ordine.

Ma l’espressione  sciacallaggio non è un po’ forte ed eccessiva?

Di certo è difficile compiacersene.

Forse è proprio vero, però, che ognuno  parla come pensa e pensa come gli detta la propria esperienza.

I termini adoperati dal Tonelli si commentano da sé e non meriterebbero se non una valutazione giudiziaria ma non mi è consentito, anche per il ruolo istituzionale che rivesto, astenermi dall’intervenire mio malgrado quantomeno per  respingere quello che si configura come  attacco alle istituzioni, e, tra queste, a quelle scolastiche che avrebbero osato, in due casi, tenere assemblee di istituto sull’argomento in questione.

Le accuse rivolte a me in quanto Dirigente del C.S.A. non poggiano su fatti, e mi sembrano deliberatamente offensive.

Quelle rivolte alla scuola nel suo complesso, altrettanto gravi,  meritano un approfondimento responsabile ed argomentato.

Noi abitiamo e lavoriamo a Ferrara in una terra che vorremmo conservare civile e democratica dove il senso del dovere non latita affatto, i cittadini tengono alle proprie prerogative cerebrali e critiche e sono in grado di farsi opinioni proprie, anche le meno conformi a quelle dominanti, e figuriamoci se alla scuola si possa e si debba inibire il libero esercizio critico e culturale.  Nel nostro Paese si può ancora manifestare con compostezza e nel rispetto delle regole di convivenza.

Il caso Aldrovandi occupa da mesi i mass media e le piazze reali e virtuali del Paese e del mondo, cittadini comuni e pubbliche autorità ne discutono, ci sono manifestazioni di solidarietà che si svolgono in piena legalità.

Tutto questo non giustifica nessuna conclusione fuori dal processo, ma consente e comunque stimola la discussione e l’analisi di opinioni, tanto in privato quanto in pubblico.

Su di esso chi scrive non ha ritenuto di manifestare opinioni, in nessun luogo e in nessuna circostanza, nella consapevolezza che il tipo di ruolo istituzionale svolto suggerisse piuttosto il silenzio.

Coloro che, come il Tonelli, si ergono a giudici del Sindaco, del Dirigente del C.S.A. di due Dirigenti Scolastici di due prestigiosi Istituzioni Scolastiche e ciò fanno attraverso i giornali,  sentenziando,  che si tratta di un branco di sciacalli, sono gli stessi che richiedono che il caso Aldrovandi rimanga circoscritto alle aule del Tribunale e che si evitino processi di piazza..

 La Polizia  ha il compito di garantire l’ordine pubblico, la prevenzione e la repressione dei reati e di avviare indagini preliminari  e non quello di giudicare senza processo.

Il compito della scuola è certamente diverso.

Essa si occupa, in una sfera di autonomia costituzionalmente protetta, dell’istruzione e della formazione dei giovani.

Le assemblee scolastiche di istituto,  sono regolate dalla legge (art.12 e 13 del T.U. 297/94, per tutti) e da regolamenti interni a ciascuna istituzione scolastica(vedi art.2 D.P.R. 24.6.98 n.249) e  costituiscono occasione di partecipazione democratica per l’approfondimento di problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti.

La scelta degli argomenti di discussione essendo funzionale al diritto- dovere dei giovani studenti di partecipare alla propria formazione individuando temi e argomenti, anche di attualità, non è in quanto tale, soggetta a preventiva autorizzazione o successiva repressione.

Le assemblee si svolgono in un ambito di autonomia e responsabilità delle istituzioni scolastiche e con  gli strumenti metodologici e didattici di cui l’istituzione stessa dispone.

Ognuno di noi può discutere e avere opinioni diverse circa la opportunità dei temi, degli interventi, di volta in volta scelti, in queste e nelle migliaia di assemblee che fortunatamente si svolgono nel nostro Paese senza censura.

La scelta, insomma,  per legge, si colloca a livello di singola istituzione scolastica.

Nel realizzare questo momento formativo, oltre il rispetto delle norme regolamentari dell’istituto vi deve essere, come sempre , il rispetto delle leggi cui presiede la stessa scuola autonoma ancor prima che il titolo V della Costituzione ne prevedesse  la rilevanza costituzionale.

All’attuazione e all’esercizio del diritto-dovere di istruzione e formazione, presiedono i docenti e ad esso concorrono i genitori e, negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, gli stessi studenti titolari di tale situazione giuridica.

Le attività scolastiche devono svolgersi nell’ambito della legalità, la libertà e le sue manifestazioni e l’educazione ad essa, particolarmente indispensabile nella adolescenza, incontrano gli stessi limiti generali e comuni a tutti i cittadini, derivanti dalla legge penale che punisce esclusivamente i comportamenti, in genere quelli ritenuti socialmente più negativi, e giammai le opinioni.

L’intervento, grave sul piano istituzionale, del sindacato di polizia per bocca del Tonelli va respinto in modo netto perché rischia di  trasformare la scuola, luogo di autonoma e responsabile elaborazione culturale, tempio del cittadino in formazione in un’arena ,  un innaturale teatro di scontro e di creare così un artificioso conflitto.

Rivolgo quindi un pressante invito al Sindacato di Polizia, perché recuperando un senso misurato della realtà in cui si colloca il caso Aldrovandi, eviti interventi come questi e si adoperi con compostezza istituzionale a contribuire e a ristabilire serenità anche per le scuole, già  quotidianamente impegnate nella difficile opera di costruzione di cittadini critici e liberi e nel rafforzamento della cultura  della legalità cui negli anni, le stesse forze di Polizia hanno in più occasioni offerto il proprio qualificato contribuito.

Lo studio e la formazione hanno bisogno di concentrazione e quiete.